La Critica - ArchivioScanavino

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CONSIDERAZIONI DI STORIA DELL'ARTE

Il problema dello spazio, affrontato in modi diversi, ma sempre teso a creare un luogo degli accadimenti con connotazioni fortemente esistenziali è occasione di assonanze con Sironi, l’artista amato da Scanavino e con cui condivide le atmosfere ossessive, le difficili privazioni di una tavolozza con ricerca contrasti, ma con le infinite possibilità che possono dare pochi e insistiti colori. Con Sironi vi è ancora un comune interesse alla scansione definita di spazi che assorbono e si legano all’immagine contenuta. Un rapporto tra contenitore e contenuto che supera i confini puramente formali per diventare densamente simbolico.

L’insofferenza dell’informale a ogni schema programmatico di avanguardismo, come ad ogni ideologia, ne fa un movimento che fonda la propria ragione d’essere sul tempo reale, sull’accadere dell’esperienza. L’informale non rinnega il passato, sentendone però più l’impulso vitale delle forze primordiali che la ricomposta narrazione della storia. Anzi è proprio la storia, quale forma chiusa del passato, che l’informale sente come estranea. Il passato è invece presente nella sua vastità di luogo della memoria e delle vicende, ma libero, fluttuante, suscettibile di evocazioni.

L’evocazione è una delle grandi modalità d’essere dell’informale e si trova sia nelle più dense e sedimentate paste materiche, sia nella inquieta mobilità del segno. E’ comunque già stato scritto più volte negli anni passati, ma forse oggi conviene ripeterlo, come le declinazioni di questa pittura siano state varie ed anche diversissime tra loro: si pensi alla distanzatra un Fautrier e un Burri e al loro raffronto con Wols o Scanavino.

Tutte queste radicate differenze avevano però più punti in comune, primo fra tutti l’idea dell’opera come concretizzazione di un fare, affermazione di esistenza priva di ogni progetto dimostrativo, di ogni riduzione ideologica della realtà. Riflettevano inoltre il malessere, l’angoscia, l’affanno di chi usciva appena dagli orrori di una guerra che aveva aggiunto alle inevitabili tragedie di un conflitto l’aberrazione dei lager e della bomba atomica. L’ampiezza e la diversificazione dell’informale è poi già nelle premesse della propria stessa definizione: "informel" usato per la prima volta dal critico francese Michel Tapié, non significa affatto informe cioè senza forma, ma non formale. E’ chiaro che questo significato, se da un lato chiarisce il distacco da ogni concezione progettuale, da ogni stringata razionalità, da parametri o modelli di ristrutturazione linguistica, dall’altro apre una vastissima possibilità di forme espressive che, senza costituirsi in insiemi ragionati, si delineano con una propria coerenza stilistica e una proposizione di immagini anche molto definite.

Testo tratto da uno scritto di Giovanni Maria Accame


 
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